L’iniziativa si inserisce all’interno del progetto federale “Boxando si impara”, al quale hanno aderito le classi 3D e 3E del liceo grazie all’impegno delle professoresse di educazione fisica Paola Tedde e Martina Giacchetta.
La Federazione Pugilistica Italiana, attraverso i responsabili dei progetti scolastici Ivan Traini e Francesca Pignati, ha messo a disposizione il tecnico federale Stefano Caporelli della Pugilistica Dorica per 10 ore di lezioni pratiche di pugilato svolte durante l’orario curricolare. A conclusione del percorso formativo, l’incontro con la campionessa ha rappresentato il momento culminante del progetto.
Davanti agli studenti, Pamela Noutcho Sawa ha condiviso la propria esperienza personale e sportiva, affrontando temi di grande attualità e valore educativo: l’autodisciplina, l’impegno costante, il rapporto con il proprio corpo, l’equilibrio mentale e il ruolo della donna negli sport ancora oggi considerati, erroneamente, maschili.
Atleta della Bolognina Boxe, guidata dal maestro Alessandro Danè, la campionessa ha dimostrato doti comunicative ed empatiche fuori dal comune, catturando l’attenzione dei ragazzi che l’hanno coinvolta con numerose domande, alle quali ha risposto con grande semplicità e autenticità.
Il suo intervento si è aperto con una riflessione fondamentale:
“La mente è il 90% di tutto.”
Ha spiegato come il controllo mentale sia determinante sul ring così come nella vita quotidiana. L’ansia paralizzante, ha raccontato, può essere gestita solo attraverso il massimo impegno nell’allenamento, nello studio e in ogni ambito della propria vita: senza impegno non si vincono match e non si costruisce il proprio futuro.

Particolarmente toccante il passaggio dedicato al rapporto con il proprio corpo. Da bambina veniva presa in giro e chiamata “Tyson” per il suo fisico naturalmente muscoloso; si vergognava delle sue spalle larghe e sognava un corpo diverso. Oggi, invece, quel corpo rappresenta motivo di orgoglio: è lo strumento attraverso cui riesce a esprimersi sul ring. Un messaggio potente per tanti adolescenti: il corpo non come fine, ma come mezzo.
Rivolgendosi soprattutto alle ragazze, ha parlato con lucidità delle difficoltà incontrate nel farsi rispettare in un ambiente culturalmente maschile come quello del pugilato. Ha ricordato come, agli inizi, due donne sul ring venissero viste più come “lottatrici nel fango” che come pugili, e come commenti del tipo “è brava perché combatte come un uomo” fossero più offensivi che lusinghieri.
Il suo messaggio è stato chiaro: non esistono sport maschili o femminili, ma tecnica, preparazione e competenza, qualità che appartengono indistintamente a uomini e donne.
Ha concluso con un’esortazione semplice ma incisiva:
“Abbiate fame di raggiungere i vostri obiettivi.”
Con impegno e organizzazione – ha spiegato – è possibile conciliare tutto: allenamenti, lavoro (Pamela è anche infermiera), studio e vita sociale. Un invito concreto a non scegliere tra le proprie passioni, ma a gestirle con disciplina e determinazione.
L’incontro si è chiuso tra applausi, richieste di foto e autografi. Nei volti degli studenti era evidente l’emozione di aver vissuto un momento di autentica formazione umana oltre che sportiva.
Un’esperienza che, per molti di loro, diventerà nel tempo un punto di riferimento silenzioso ma prezioso nel proprio percorso di crescita.

